De Luca al “Gay Pride”: crollo nei sondaggi
Secondo il rapporto di una società demoscopica piemontese la partecipazione del presidente campano al Gay Pride di Napoli gli ha causato un calo dell’indice di gradimento di circa il 7%: un dato significativo per chi cerca una già complicata terza chance elettorale alla Regione
In alcuni ambienti politico-giornalistici da qualche giorno sta circolando lo studio di una società piemontese sul gradimento di singole personalità politiche e istituzionali in relazione a fatti specifici cui sono stati associati. Il rapporto sarà reso pubblico agli inizi di settembre. Il cuore del ragionamento è stato: ha fatto bene o ha fatto male e per quali ragioni il personaggio tal dei tali a partecipare o sostenere l’iniziativa X oppure quella Y? Sono emersi diversi casi originali, alcuni anche impensabili, distribuiti in molte regioni partendo dall’Emilia-Romagna, passando per la Liguria, la Sardegna ed altre. Qui interessa la Campania e la sostanza è più o meno quella che segue.
Il mese di giugno, com’è noto, è stato consacrato internazionalmente al “Gay Pride”, rituale sfilata degli omosessualisti di mezzo mondo che, di città in città, si esibiscono nei modi che conosciamo.
In Campania il più importante si tiene Napoli e quest’anno la novità assoluta, clamorosa diremmo, è stata la partecipazione del presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca. La notizia è in sé gustosa, specie per chi abbia chiaro il percorso politico-culturale, nonché elettorale, del governatore.
Crollo immediato
Il rapporto che questo giornale ha potuto sbirciare rileva che, in conseguenza di questa jam-session con la cultura Lgbt, De Luca sarebbe crollato nel gradimento dei campani di circa 6,8 punti percentuali: il parametro è in qualche modo riferito al precedente indice positivo, che lo vedeva attorno al 57,3% fino alla primavera passata. L’aver preso parte al Pride sarebbe costato a De Luca una caduta del consenso trasversale del quale gode da anni, trascinandolo in basso, poco sopra al 50%. Un po’ come accade a quanti «a destra» si sentono complessati o fuori moda e fanno bislacche «aperture» su certi argomenti: infatti, pezzi di elettorato fuggono subito a gambe levate come dimostrano intere biblioteche di studi specifici.
Ora dipende molto da come il presidente gestirà la cosa nei prossimi mesi su questo terreno, non meno importante e significativo della faccenda dell’Autonomia, anzi. Sono numeri e come tali vanno considerati. Resta la sostanza del ragionamento, cioè la morale che se ne potrebbe trarre visto che uno dei punti di forza storici dell’ex sindaco di Salerno è proprio l’aver tenuto a distanza le manie arcobaleno, accreditandosi presso quell’influente parte di elettorato che se ne frega della dicotomia destra-sinistra e vota secondo criteri più logici, razionali e, volendo, seri. Una quota di elettorato che in Campania sfiorerebbe, secondo lo studio piemontese, almeno l’8% del voto non condizionabile e che fa la differenza in ogni urna. Il contrario, cioè accrescere i consensi, non si può affermare con altrettanta verosimiglianza perché «essere a favore» delle politiche Lgbt è quanto di più conformistico esista (si veda la sgangherata inaugurazione delle Olimpiadi in corso nell’ex Francia), in molti Paesi è addirittura un obbligo coperto dalla legge penale, quindi produttivo di un consenso sopravvalutato visto che «così fan tutti» nel somigliarsi l’uno con l’altro.
Le prese di posizione del governatore
La sfilata si è tenuta alla fine di giugno. Secondo il racconto tradizionalmente entusiasta del 90% del sistema mediatico – per non dire delle varie discariche social – che quando illustra le Tavole Lgbt rasenta nei toni l’annuncio della scomparsa della fame nel mondo, De Luca avrebbe dichiarato: «Dobbiamo acquisire come conquista il diritto di ogni essere umano di organizzare la propria vita secondo i propri valori e i propri sentimenti. Offendere in un consultorio una donna che deve fare un’interruzione di gravidanza è un atto di violenza intollerabile. In Campania abbiamo dimostrato che la tutela dei diritti non è in alternativa anche a valori cristiani, non è alternativa a chi organizza una famiglia tradizionale. Consiglierei ai giovani di avere coraggio, di non rinunciare alla propria libertà, di tenere la testa alta. La dignità di un essere umano non è un bene negoziabile. Quindi ai ragazzi, costi quel che costi, raccomando di avere la testa alta e di non accettare nessun ricatto, su nessun piano». Per poi concludere: « Il tema dei diritti sta diventando un tema sensibile. Abbiamo un clima che non è piacevole. Ci sono rigurgiti di razzismo, di violenza».
Il rischio della debacle
A parte l’irrituale supercazzola del governatore, dal momento che non c’è alcun ambito da cui risultino negati diritti a chicchessia, eccezion fatta per quelli oggettivi e invalicabili della fisica, della biologia oltre che della logica del reale – se non ho le ali non posso volare, se sono maschio non posso partorire, se sono cieco non posso vedere – e, ancora, visto che l’unica cosa effettivamente negata, per ora, agli Lgbt è il “diritto” ai figli, se ne deduce che perfino De Luca sia dovuto andare a Canossa legittimando con la presenza l’unica cosa rimasta ancora in sospeso per l’acronimo più famoso del mondo (“Lgbt”: seguono altre 50 lettere o il segno +, scelga il lettore). Il presidente campano su questi temi, negli anni, ha potuto indirettamente capitalizzare in termini politico-elettorali l’evanescenza, quando non la sudditanza timorosa, della Chiesa e di larga parte del mondo non «di sinistra» della Campania.
Ora, tornando allo studio/sondaggio, pare che questa mossa abbia creato o potrà creare problemi a De Luca, sempre che le cose vadano come egli spera per il terzo mandato, ma questa è un’altra storia: che, però, laddove si materializzasse, rischia di complicare molti calcoli. De Luca ha detto al Gay Pride di Napoli che «la dignità di un essere umano non è negoziabile». Giusto. Sfilare alla parata arcobaleno, però, avalla l’idea – e il progetto politico – che acquistare e vendere esseri umani neonati («Se simuli il nido, l’uovo puoi solo comprarlo o rubarlo», cit.) possa essere un diritto di qualcuno. Più «negoziabile» di così non c’è nulla.
Pubblicato sul quotidiano “Le Cronache” il 7 Agosto 2024
